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Il n y a plus que la Patagonie, la Patagonie qui convienne  mon immense tristesse  Blaise Cendrars
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La Patagonia vista da Riccardo Bozuffi




IL NOME PATAGONIA 


Il nome Patagonia si fa risalire all'incontro di Magellano con i primi nativi che incontrò in quella terra inospitale, dopo che aveva deciso di fermarsi a svernare nella baia di San Julian. Erano uomini alti e corpulenti e non sorprende che i marinai, la cui altezza media non superava il metro e sessanta, videro accanto a loro dei veri e propri giganti. Si presume inoltre che Magellano avesse letto la saga di Primaleon, il personaggio buono che combatte contro il mostro Patagon, un'opera cavalleresca uscita qualche anno prima in Europa, e che di fronte al gigante che si muoveva in modo sgraziato e lasciava sulla sabbia impronte spropositate abbia sospirato: "Oh el Patagon!". Da quell'episodio sulle carte geografiche cominciò forse ad apparire il nome Patagonia.

 

MORFOLOGIA E CLIMA

La Patagonia si stende dal 39° parallelo sud (Chatwin indica in Rio Negro come limite nord del territorio patagonico) fino allo stretto di Magellano, per una superficie di circa novecentomila chilometri quadrati, tre volte quella dell'Italia. Questo immenso territorio è diviso tra Cile e Argentina dalla linea che corre grossomodo sullo spartiacque delle Ande. Il territorio argentino, visto dall'aereo, appare come un'enorme distesa più o meno uniforme di colore giallastro punteggiata di macchie grigioverdi. A terra è una steppa che si trasforma spesso in deserto dentro al quale serpeggiano i corsi irruenti di maestosi fiumi di acqua pura provenienti dalle Ande. Enormi solchi tracciano il paesaggio desertico, modellato verso l'alto dalla massa uniforme delle mesetas. Dentro a questi deserti non è improbabile trovare ossa di animali estinti e fossili di altre ere geologiche. Ci sono anche suggestivi cimiteri di grossi alberi pietrificati, le araucarie, a dirci che questo deserto un tempo era ricco di vegetazione e di acqua ed era calpestato dai dinosauri. Con la nascita delle Ande si formò una barriera che impedì ai venti di portare umidità dall'altra parte delle vette. I venti provenienti dal Pacifico non si sono placati e continuano ancora oggi a molestare le giornate degli abitanti della Patagonia. Ma la barriera andina, facendo da ostacolo al passaggio delle nuvole, continua ad attrarre i rovesci di pioggia, col risultato di trovare un clima quasi sempre piovoso e freddo e un'intricata foresta pluviale sul versante cileno, e un clima desertico a pochi chilometri di distanza che arriva fino all'Atlantico. 



giantsofpatagonia





















DINOSAURI

Per vedere le ossa dei più grandi dinosauri che calpestarono la terra bisogna fermarsi a Villa El Chocon, nella provincia di Neuquen, oppure andare al museo paleontologo Egidio Ferruglio di Trelew, nella provincia del Chubut. Nelle distese desertiche di queste due provincie, così come nelle piane di Santa Cruz, più a sud, ogni giorno vengono alla luce esemplari di questi rettili, che dominarono il pianeta fino a 65 milioni di anni fa. Poi scomparvero, lasciando libero il terreno per l'evoluzione dei mammiferi. Il museo di La Plata, fondato da Francisco Perito Moreno, fu costituito grazie alle ricerche di Florentino Ameghino, il padre della paleontologia argentina, e fornisce precise ricostruzioni dell'evolversi delle ere geologiche, oltre a riproporci le impressionanti dimensioni dei megateri che scorazzarono su queste piane secche fino all'ultima epoca glaciale. Tigri dai denti a sciabola, gliptodonti, milodonti, machrauchenie, oltre a una specie di cavallo, un cane e altri animali estinti. La pelle coperta di pelo rossiccio del milodonte che Chatwin baldanzosamente dice di aver trovato nella grotta vicino a Puerto Natales, e che a suo dire lo aveva mosso, insieme ad altre nebulose motivazioni geopolitiche, al viaggio in Patagonia, è visibile nei musei di La Plata,  Punta Arenas, e Rio Gallego.



PINGUIN



























GIGANTI

Antonio Pigafetta, lo scrivano di bordo di Magellano, scrisse che i patagoni erano così alti che i marinai gli davano alla cintola. E parlò di 9-12 piedi di altezza. Anche considerando che gli spagnoli del Cinquecento erano alti in media un metro e sessanta, la misura riportata dal marinaio italiano è ovviamente esagerata. Bisogna osservare che all'epoca la Patagonia era una terra sconosciuta che i più pensavano essere l'Antichthon, l'antimondo, dove la neve cadeva dal basso all'alto e gli uomini avevano orecchie così grandi che potevano avvolgersi dentro come fossero coperte, quando cadevano nel sonno, e i marinai, che avevano in mano l'esclusiva dell'informazione, usavano questo potere a modo loro per impressionare il più possibile chi li stava ad ascoltare. Per secoli i naviganti continuarono a toccare le coste atlantiche della Patagonia e trovarono sempre ad attenderli ai loro approdi i famigerati giganti. Fu così per Francis Drake, Cavedish, John Byron e James Cook, per citarne alcuni. Finché qualcuno riuscì ad entrare in quella terra inospitale, viaggiando addirittura a fianco dei suoi abitanti. Siamo nell'Ottocento e il viaggiatori sono G: C: Musters e F. P. Moreno. Gli abitanti della Patagonia erano davvero alti in modo impressionante. Lo si capisce bene da una fotografia, dove l'ing. Imbelloni con il suo metro e ottanta di altezza fatica a emergere tra le teste dei prigionieri patagoni. 


spegazzini


















INDIOS


Gli indios tehuelche sono i giganti che incontrò Magellano sulla spiaggia di San Julian nel 1520. Quando un secolo più tardi si erano impadroniti dei cavalli sfuggiti agli spagnoli, venivano già ammirati per la loro abilità di cavalieri. Si spostavano dallo stretto di Magellano fino a Carmen de Patagones, dove venivano a scambiare penne di struzzo e pelli contro alcol in forti quantità. Vivevano in capanne fatte di rami e fango (chozas) e avevano come capo tribù un cacique. Furono annientati dal Generale Roca durante l'operazione tristemente nota come la Conquista del deserto..

I mapuche sono i discendenti dei terribili araucani e provenivano dal Cile. Si stanziarono sul territorio argentino del Chubut, dove vivono tuttora preservando costumi e tradizioni di un tempo, come il camaruco.

I selk'nam sono gli indios che abitano l'isola grande della Terra del Fuoco. Etimologicamente parenti dei Tehuelche si differenziano da loro per il modo di portare la pelle di guanaco (pelo all'interno per i tehuelche; pelo all'esterno per i selk'nam) e per il fatto di non far uso del cavallo. Il cavallo, infatti, non arrivò mai in Terra del Fuoco.

Gli yamanas sono gli indios delle canoe che abitavano le isole a sud dello stretto di Beagle, al di là di Ushuaia. Vivevano in canoe fatte di corteccia d'albero dentro le quali mantenevano sempre vivo un fuoco su un mucchio  di sabbia. Per Darwin erano degli esseri tanto miserabili da far dubitare che fossero della nostra specie.

Gli alakalufes sono parenti prossimi degli yamanas. Abitavano le isole dei fiordi cileni a nord ovest del territorio degli yamanas.


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GENOCIDIO

Fino agli ultimi decenni del secolo XIX gli indios della Patagonia e della Terra del Fuoco scorazzavano liberi dentro ai loro territori seguendo le tracce del guanaco che forniva la base della loro alimentazione, implementata poi con la raccolta di conchiglie di mare, frutti selvatici, uova di uccelli. I primi bianchi arrivarono in Terra del Fuoco al seguito di una spedizione militare comandata da Ramon Lista. Con la spedizione c'erano alcuni missionari salesiani. In breve, portarono le pecore dalle isole Faulkland e il governo argentino distribuì le terre. Arrivarono pure i cercatori d'oro e in particolare un ingegnere rumeno: Julius Popper. Ma l'oro in breve tempo esaurì e i cercatori d'oro, venuti perlopiù dall'isola di Brac' in Croazia, si rigenerarono come cacciatori di indios. I proprietari terrieri, estancieros in prevalenza inglesi, pagavano una lira sterlina per ogni coppia di orecchie di indios consegnate dal cacciatore. Arrivarono i missionari che fondarono la prima missione a Rio Grande. Volevano difendere gli indios per evangelizzarli ma gli indios contraevano malattie contro le quali non avevano difese immunitarie. Mentre gli indios della Terra del Fuoco perivano come mosche, in Patagonia il governo faceva piazza pulita delle tribù di tehuelche e mapuche che "infestavano" gli insediamenti dei coloni attaccandoli con i loro malones. La conquista del deserto durò il giro di un anno.

All'alba del nuovo secolo gli indios della Patagonia e della Terra del Fuoco erano stati quasi completamente annientati. 


      
STRADA























CAMMINARE

I naviganti vanno a vedere i ghiacci del Perito Moreno, ma per loro è solo una vacanza. In testa hanno la barca a vela ormeggiata a El Tigre e aspettano solo il momento di salpare. Sono qui per circumnavigare Capo Horn. Gli alpinisti vanno a El Chalten per toccare, scalare o almeno vedere la parete di duemila metri della nostra vita, il grido di pietra, la montagna impossibile: il maestoso Cerro Torre. A El Chalten arrivano anche i poderosi ciclisti capaci di farmi mille e passa chilometri di paesaggi selvaggi della Carretera Austral, da Puerto Montt a Villa O'Higgins, che al tempo del viaggio di Chatwin non esisteva ancora. Prima di finire il viaggio devono attraversare il confine a piedi: esperienza esaltante. I fiordi cileni sono certamente la meta più esaltante, per chi cerca ancora l'inconscio. Da Caleta Tortel si può prendere (quando si ha la fortuna di trovarla) la barca a vela di un francese per una minicrociera sui fiordi. Per chi vuole qualcosa di più genuino bisogna aver il tempo di aspettare i traghetti comunali che partono dal molo vicino alla strada per arrivare nei posti più impervi dove vivono isolati i coloni. C'è anche chi si fa in kayak i fiordi cileni partendo da sud, da Puerto Natales: clima aberrante e paura anche per i naviganti più esperti. A Puerto Natales arriva anche in quattro giorni il traghetto proveniente da Puerto Montt in Cile. Un tempo trasporto merci locale oggi costoso per i turisti. Non mi rimane che il camminare. Esaltante in Patagonia. Su per i sentieri in montagna al parco Torres de Paine o dentro le piste del deserto a Lago Posadas, la Patagonia è ancora un luogo da camminare. Si può anche seguire il crinale che fa da confine tra Cile e Argentina, e finire nella pensione di una signora di Chile Chico a raccontare come è andata agli operai delle strade o ai turisti capitati là per caso.


MATE















 
 ERBA MATE

Per mate si intende sia l'erba prodotta nel nord dell'Argentina, Paraguay, Brasile e Uruguay, che il recipiente nella quale viene infusa con acqua bollente, prima di essere aspirata con una cannuccia di metallo (bombilla). L'erba ha un grande significato in Patagonia. I gauchos si sono talmente abituati al costume del mate che potrebbero anche armare una rivolta il giorno che non gliela facessero trovare nelle loro dispense. Dicono che dopo le lunghe cavalcate sotto la pioggia riscaldi le loro ossa; e in ogni caso non inizierebbero mai una giornata senza il rito del mate. La bevono amara, bollente da far bruciare lo stomaco. Bevuta fredda, dicono loro, fa venire la diarrea (anche se in realtà gli indios originariamente la usavano come bevanda fredda). In origine fu tramandata dagli indios ai coloni spagnoli e da loro passò di mano ai lavoratori della pampa. Ha un potere leggermente eccitante.


GAUCHO

 

Il gaucho è un elemento indispensabile del panorama argentino. Il nome deriva dal quechua huacho, trovatello, e ancora oggi in Cile lo chiamano Huaso. Decantato nelle opere degli autori argentini dell’Ottocento, è entrato a far parte del costume argentino ormai in modo indelebile, e anche se oggi le condizioni del passato sono cambiate, lo si ritrova nei modi di fare dei personaggi a cavallo, dei puesteros, uomini lasciati soli a curare il bestiame in luoghi lontani dai centri abitati, nei boliche, i bar-negozi di un lontano passato. Nel gergo, fare una gauchada significa fare un favore dentro le regole della vita del campo.


 

gaucho




























VENTO

Non c'è Patagonia senza vento. Il vento determina le condizioni di vita, gli umori, i discorsi, le lamentele della gente della Patagonia. Soffia da ovest, proveniente dal Pacifico e si distende sulle distese piatte della pampa, portando con sé il tenore delle distese di ghiaccio del Hielo continental, un ghiacciaio interno disteso in linea longitudinale per una distanza di 400 chilometri sui pendii delle Ande. Questa è la ragione per la quale le abitazioni non aprono mai porte e finestre sui lati ovest delle loro abitazioni.



vento




























BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

IN PATAGONIA

Il libro che ha cambiato per sempre la letteratura di viaggio è edito in Italia da Adelphi.


RITORNO IN PATAGONIA

Un dialogo a due che ripropone in sequenza tutti i tempi trainanti di In Patagonia. Edito in Italia da Adelphi.
 


LA PATAGONIA DE CHATWIN
L'opera dell'avvocato e scrittore argentino che per primo seguì il percorso di Chatwin è stata per me una seconda guida che mi ha aiutato soprattutto a rintracciare i personaggi, ai quali Chatwin cambiava spesso il nome. Nel tratto di Lago Posadas ho deviato dalla sua ricostruzione per camminare in solitario nel deserto dipinto. Adrian Gimenez Hutton viaggiava a bordo di una Jeep. Edito in Argentina da Editorial Sudamerica.
 
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ULTIMO CONFINE DEL MONDO
Il libro di E. Lucas Bridges è quanto di più prezioso si possa trovare in italiano per introdurre la storia e lo spirito della Patagonia del passato. Ho conosciuto personalmente il figlio di Lucas, David, e a quell'incontro ho dedicato il primo capitolo di PATAGONIA. UN VIAGGIO SULLE TRACCE DI BRUCE CHATWIN. Ho pure conosciuto la casa a "Entrada Baker" che fu il punto di partenza per la colonizzazione di quella valle. Lucas, da ragazzo, aveva vissuto con gli ultimi indios della Terra del Fuoco, che lo avevano ammesso a partecipare al rito di iniziazione dei giovani, un rito che doveva rimanere segreto tra i membri delle tribù fuegine. Un racconto di un mondo scomparso. Fantastico. Edito in Italia da Einaudi.
 
CACCIATORI DI INDIOS

Francisco Coloane ha veramente vissuto la Patagonia dentro le estancias e sulle onde del mare. La raffinata capacità narrativa porta il lettore dentro quelle terre della fine del mondo. Autentico. Altri titoli dello stesso autore: Una vita alla fine del mondo; Terra del Fuoco. Editi in Italia da Tea.

GHIACCIAIO























 

LA PATAGONIA REBELDE
Il libro di Osvaldo Bayer che racconta la storia dell'eccidio dei lavoratori delle campagne della provincia di Santa Cruz, nella Patagonia degli anni Venti. Finirà in sangue all'estancia La Anita, vicino a El Calafate. A Buenos Aires ho incontrato personalmente Osvaldo Bayer.  Opera fondamentale. In Italia edita da Elèuthera.

antonio_soto





















Antonio Soto

ANDE PATAGONICHE

Alberto Maria De Agostini arrivò in Patagonia come missionario salesiano senza dimenticare che a casa in Italia aveva amato l'avventura, la montagna e la fotografia. Si stabilisce a Punta Arenas, nella Patagonia cilena, e durante i mesi estivi chiede e ottiene di poter esplorare le terre australi che circondano la sua missione. Andava a dorso di un mulo e raggiungeva le estancias più isolate di quel lontano sud cileno. Celebrava matrimoni e battesimi e tra una messa e l'altra saliva su ghiacciai e montagne inesplorate. Arriverà così a scattare le prime fotografie delle montagne della Patagonia e a ritrarre gli ultimi sguardi degli indios in agonia.  In Italia un'edizione leggermente ridotta della sua opera è edita da Vivalda Editore.


CASIMIRO FERRARI. L'ULTIMO RE DELLA PATAGONIA

Storia avvincente della conquista del Cerro Torre da parte di un uomo che alla fine si innamora della Patagonia fino al punto di decidere di andarci a vivere. Dalai Editore.

MONTAGNE




















DUEMILAMETRI DELLA NOSTRA VITA

Cesare Maestri ritorna sul Torre dopo le vicende degli anni Cinquanta. Commovente ritratto della vita di coppia di uno scalatore e delle terribili ansie che accompagnano le sue imprese. Emozionante. Edito da CDA e Vivalda.


PATAGONIA. TERRA MAGICA PER VIAGGIATORI E ALPINISTI

Gino Buscaini e Silvia Metzeltin ci propongono un grande affresco delle montagne della Patagonia e una visione d'insieme di tutte le vicende che circondano questa terra magica. Bellissimo. Edito in Italia da Dall'Oglio.


LA PATAGONIA VIEJA

Andresa Madsen era un danese che arrivò in Argentina povero in canna e riuscì a far parte della Commissione dei confini incaricata di tracciare confini sul versante alpino della Patagonia. Ricco di aneddoti e di storie che aiutano il lettore a tracciare le linee di una Patagonia di altri tempi. In Italia il libro è edito da Vivalda.

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LOS SELK'NAM

L'antropologa Anne Chapman studia da vicino l'ultima delle donne che vissero la vita degli antichi selk'nam della Terra del Fuoco. Ascolta da lei i canti e traccia le linee di un popolo scomparso. Edito in Argentina da Emecé editores.


MEMORIE DE UN CARRERO PATAGONICO

Ascencio Abeijon documenta una serie di episodi conosciuti di prima mano dall'autore che ci aiutano a conoscere da vicino la stoffa vera della Patagonia. Consigliatomi da Osvaldo Bayer di persona. Editorial Galerna, Buenos Aires.

NOZZE D'ARGENTO. OSSIA 25 ANNI DELLA MISSIONE SALESIANA DELLA PATAGONIA MERIDIONALE E TERRA DEL FUOCO

Memorie di un missionario salesiano in Patagonia e Terra del Fuoco. Società editrice internazionale, 1921. Introvabile.

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SITI AMICI
Carlos Dante Ferrari è un prolifico scrittore del Chubut. Il blog sul quale scrive che qui vi propongo è un ottimo punto di riferimento letterario sul tema della sua terra: la Patagonia.

http://www.literasur.com.ar/index1.htm

Tomy è un grande amico di Puerto Natales. Parla italiano è simpaticissimo e offre un safari fotofrafico con obiettivo il puma.
Niente male.

http://www.otuspatagonia.com

Patagonia sin represas è il sito di un'associazione cilena che lotta contro lo sfruttamento delle risorse e contro la contaminazione delle acque della Patagonia.

http://www.patagoniasinrepresas.cl/final/index.php

Interessante saggio sulle implicazioni del modo di scrivere alla Chatwin.

http://repository.essex.ac.uk/2830/1/Patagonian_Cases.pdf



lagoo
























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